Il 21 luglio, esattamente nel momento in cui il Saturn V decollava nel 1969, Swatch e Omega hanno rilasciato quello che potrebbe essere il MoonSwatch più intrigante mai concepito: il Mission to the Moon 1969, che segue la formula ormai collaudata del MoonSwatch ma la eleva con una quantità sostanziale di oro 18K Moonshine. Non il solito remix cromatico su cassa bioceramica: qui il quadrante, le lancette, la corona e i pulsanti del cronografo sono realizzati in oro massiccio, e non un oro qualsiasi.
Il dettaglio più affascinante è la provenienza del metallo: per creare la lega Moonshine Gold di questo modello, Swatch ha utilizzato oro autentico proveniente da componenti di ricambio Omega, riciclato attraverso la fonderia interna del brand. In totale l'orologio contiene 11 grammi di oro 18K Moonshine, incluso oro recuperato da componenti storici Omega risalenti proprio a quell'epoca. Un pezzo di storia letteralmente fuso nel polso.
E qui arriva la trovata geniale sul prezzo: invece di calcolarlo sul valore attuale dell'oro, Swatch ha scelto un approccio quasi poetico. Il prezzo di CHF 500 si basa sul valore di 11 grammi di oro 18K nel 1969, non su quello odierno — un vero e proprio regalo, considerando che gli 11 grammi di oro 18K contenuti nel quadrante, nella corona e nei pulsanti valgono oggi quasi il doppio del prezzo di vendita al pubblico. Swatch, di fatto, ci va in perdita. Ma quando si parla di celebrare Apollo 11, qualche sacrificio commerciale è più che accettabile. La tiratura è ovviamente limitata e simbolica: solo 1.969 esemplari numerati individualmente, distribuiti non con le solite file interminabili davanti ai negozi, ma tramite un sistema di candidatura online, la Electronic Swatch Timepiece Application. Le candidature erano aperte dal 16 al 21 luglio 2026, e i fortunati selezionati verranno avvisati per procedere all'acquisto in uno store Swatch a loro scelta. Dopo il caos generato dal lancio del Royal Pop con Audemars Piguet, questa scelta distributiva dimostra che Swatch ha imparato la lezione: meno risse in coda, più suspense via email. Resta da vedere se, tra qualche mese, il Mission to the Moon 1969 diventerà l'ennesimo Graal introvabile del secondary market — ma con 11 grammi d'oro vero e una storia così ben raccontata, è difficile scommettere il contrario.