Seiko non nasce con l'obiettivo di imitare l'alta orologeria svizzera. Nasce con un'idea diversa: rendere il tempo misurabile, affidabile e, soprattutto, democratico. E nel farlo finisce per ridefinire gli equilibri del settore. Tutto comincia nel 1881, nel quartiere di Ginza a Tokyo, quando Kintaro Hattori, ventiduenne, apre un negozio di orologi e riparazioni. Da quel gesto artigianale nasce, circa un decennio dopo, Seikosha: il primo nucleo di una manifattura costruita su continuità e precisione. Per anni Seiko lavora in silenzio, costruendo competenze e una cultura tecnica che prepara un salto più grande: ripensare il modo stesso in cui si misura il tempo.
Il 1969 e la frattura del quarzo
Il punto di svolta arriva nel 1969 con l’Astron, primo orologio da polso al quarzo commercializzato al mondo. Non è solo un’innovazione tecnica, ma un cambio di paradigma. Da quel momento non cambia soltanto il modo di costruire un orologio: cambia il modo di concepire la precisione, fino ad allora simbolo dell’orologeria meccanica svizzera. La precisione diventa replicabile su scala industriale e, nel giro di pochi anni, sempre più accessibile. La progressiva industrializzazione di questa tecnologia porterà alla cosiddetta ‘crisi del quarzo’, che metterà in seria difficoltà gran parte dell’industria orologiera meccanica svizzera. Dietro questa continua ricerca c’è anche una particolarità dell’organizzazione Seiko. A partire dagli anni ’50, le due manifatture del gruppo, Suwa Seikosha e Daini Seikosha, lavorano in parallelo sviluppando soluzioni tecniche differenti. Non una competizione commerciale ma una rivalità…