Il 6 maggio 2026 Swatch ha lanciato a livello globale un teaser criptico — due parole, "Royal" e "Pop", e una data: 16 maggio. È bastato il lettering identico a quello del Royal Oak, unito alla scoperta che il marchio "ROYAL POP" è registrato da Swatch AG dal giugno 2024, perché la community decodificasse tutto in poche ore. È in arrivo una collaborazione con Audemars Piguet, e questa volta il salto è di portata diversa: AP è una maison indipendente, parte della Sacra Trinità svizzera insieme a Patek Philippe e Vacheron Constantin, non un brand interno allo Swatch Group come Omega o Blancpain. Il Royal Oak originale parte da circa 30.000 dollari; la versione "Royal Pop" dovrebbe collocarsi nella fascia 250–450 euro, coerente con il posizionamento MoonSwatch.
Il formato resta da confermare — probabile omaggio in bioceramica al Royal Oak (forse nella variante Offshore), ma i video teaser con cordini colorati hanno alimentato anche l'ipotesi di una capsule jewelry o di un accessorio modulare da indossare al collo. Audemars Piguet per ora tace, ma il silenzio è coerente con una regia di reveal coordinato: vale come conferma. Il 16 maggio cade di sabato, lo stesso giorno della settimana in cui debuttò il MoonSwatch nel marzo 2022 — dettaglio che, per chi crede nei segnali, vale più di una coincidenza. Aspettiamoci code chilometriche, allocazioni limitate, e un mercato secondario in fibrillazione già nelle ore successive al drop. Al di là dell'hype, la domanda vera è più seria: fino a che punto un'icona del lusso può diventare accessibile senza perdere la propria aura? Il MoonSwatch ha già dato una risposta rassicurante. Con il Royal Oak, però, il terreno è più scivoloso.